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Abate: “Lazetic? E’ un esempio per tutti i compagni”

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Ignazio Abate, attuale allenatore della Primavera del Milan, ha rilasciato una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport. Ecco le sue parole:

Soddisfatto del percorso? “Sì, io sono convinto che stiamo gettando le basi per il futuro della Primavera. Io amo costruire da dietro e avere la palla perché è con la palla che si migliora. E faccio giocare i giovanissimi, senza paura di mandarli in campo con i più grandi”.

Cosa ne pensa di Lazetic? “Sono contento. È umile, ha atteggiamento positivo: è un esempio per tutti i compagni” Chaka Traore può arrivare in Serie A? “Ha qualità oltre la media e gradi doti fisiche. Può fare 20 gol all’anno ma deve trovare continuità”. El Hilali che ruolo ha nel gruppo? “Ora ha responsabilità: è il vice capitano. Mi aspetto tanto dal punto di vista mentale, per far crescere i compagni”.

Cuenca e Scotti. Quanto forti possono diventare? “Cuenca è stato sfortunato, è arrivato senza preparazione e si è fatto male, ma ora ha quasi recuperato- rivela Abate -. Scotti, beh… è un 2006, l’ho portato in Primavera a 15 anni. Devi avere una personalità non indifferente per reggere”.

Palladino e Bocchetti hanno dimostrato che si può passare dalla Primavera alla Serie A: “Grazie ad allenatori come loro, il livello della Primavera si è alzato molto”.

L’allenatore preferito tra i quasi coetanei, diciamo tra i 35 e i 45? “De Zerbi mi sembra un top – ammette Abate -. Io però sono fortunatissimo a lavorare vicino a Pioli, che umanamente è fuori dal normale e tatticamente all’avanguardia. Quando posso, mi fermo a vedere i suoi allenamenti o mi faccio spiegare come preparerà una partita. Mi apre la testa”.

Come sono i ragazzi di oggi? “Molto diversi da noi, forse più svegli, di sicuro con meno rapporti personali: sono sempre molto sui social, ma nel calcio valgono le regole di sempre – chiarisce Abate -. Devi fare gruppo, avere educazione e rispetto, sapere che se non soffri ora non potrai gioire domani. Alcuni mi guardano storto, poi capiscono che lo faccio per il loro bene. In generale li sento vicini, loro si confidano“.

Allora, guardiamo avanti. Come sarà il calcio del futuro? “Sarà fondamentale leggere le situazioni tattiche individuali, che cambiano in unnsecondo. E il portiere sarà ancora più determinante”.

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