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Editoriali

Editoriale, Stella Rossa-Milan: “La nebbia del destino”

È il 9 novembre del 1988. Allo stadio Marakana di Belgrado va in scena il secondo turno di Coppa dei Campioni fra il Milan di Arrigo Sacchi e la Stella Rossa.

I rossoneri arrivano alla sfida dopo aver letteralmente asfaltato i bulgari del Vitosha Sofia. Nella gara di ritorno, il cigno di Utrecht decide di timbrare il cartellino per ben 4 volte. A 24 anni appena compiuti Marco Van Basten si confermava il centravanti più forte del panorama mondiale e lo dimostrerà vincendo il pallone d’oro al termine della stagione 1988-1989.

Quella che aspetta il Milan però, è una sfida dal risultato tutt’altro che scontato. Gli avversari sono di gran lunga la miglior squadra dell’Est Europa, hanno un notevole potenziale e sono guidati dal genio de “Il Genio”, conosciuto ai più come Dejan Savicevic. “Chiamale se vuoi emozioni”, cantava Lucio Battisti, ma quelle che il numero 10 faceva provare a tutti i 55 mila del Maracana di Belgrado, sono senza dubbio di un livello superiore.

La partita di andata termina 1-1 mettendo l’esito della qualificazione tutto in discussione. A complicare le cose per il Milan, l’infortunio di Ruud Gullit: il trequartista olandese non potrà essere dell’incontro ma segue ugualmente la squadra a Belgrado.

La partita di ritorno è un match duro, il clima è ostile e fa molto freddo. Il Milan fatica a imporre il suo gioco e sembra che la Stella Rossa sia ad un passo dal turno successivo. Nel frattempo, sul Marakana cala la nebbia che rende ancora più difficile l’impresa dei ragazzi di Sacchi. Al 45esimo il risultato è di 0-0 e i rossoneri devono scendere in campo con un piglio diverso se vogliono cambiare le sorti dell’incontro.

Invece le cose precipitano: pochi minuti dopo l’intervallo, Savicevic fa secco Galli con un tiro dalla distanza e sigla il gol del 1-0 per i padroni di casa. A seguire, Virdis commette un fallo che viene visto solamente dal guardalinee ma che costerà al giocatore del Milan il cartellino rosso.

Sembra che la gara abbia preso una direzione ben precisa, quand’ecco che la nebbia, già presente a Belgrado, si fa ancora più fitta. “L’è rivà la scighera”. Stando ai dizionari dell’Ottocento, la “scighera” è la nebbia più densa, fitta, impenetrabile, quella che non ti fa vedere da un marciapiede all’altro. Insomma, quella nebbia tipica di Milano.

Si dice che un vero milanese nasca con “la nebbia nei polmoni”. Quella sera, la nebbia nei polmoni dei giocatori del Milan fu un segno del destino, un avvertimento che le cose sarebbero dovute andare in maniera diversa. Al 12’ del secondo tempo l’arbitro, che non riesce più a seguire lo sviluppo delle azioni, si arrende e sospende la partita. La decisione della UEFA è chiara: si rigioca il giorno dopo, da capo, da 0-0.

La sera successiva il Milan si ripresenta allo stadio con un morale diverso e un valore aggiunto: Ruud Gullit ha magicamente smaltito l’infortunio ed è pronto ad una maglia da titolare. Dopo i 90 minuti il risultato è di 1-1 e rimarrà tale fino ai calci di rigore. Galli para il rigore di Savicevic e Mrkela mentre i rossoneri sono infallibili e passano il turno.

Da quel momento, la squadra di Sacchi eliminerà Werder Brema, Real Madrid e sconfiggerà lo Steaua Bucarest nella finale aggiudicandosi un trofeo che mancava da 20 anni e che diede inizio alla leggenda del grande Milan di Sacchi.

Se quella sera non ci fosse stata la nebbia, chissà come sarebbero cambiate le cose, ma la storia non si fa né con i se e né con i ma. Quando certe cose sono scritte nel destino avvengono e basta.

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