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Ex Milan, Bigon: “Che spettacolo le sfide contro Maradona”

Le parole dell’ex fuoriclasse rossonero

Alberto Bigon, storica bandiera rossonera, ha rilasciato una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport. Bigon ha parlato di tutte le sfide tra Milan e Napoli che ha vissuto, incluse quelle contro Diego Armando Maradona:

Perché, Albertino?

El Paron amava i detti e i proverbi: “venessiani gran signori, padovani gran dotori, veronesi tuti mati, vicentini magnagati”. E io ero padovano, quindi gran dotor”

Lei il medico lo voleva fare sul serio…

Sì, ho interrotto il liceo classico e mi è dispiaciuto, ma il calcio mi ha risucchiato”

El dotor Bigon era un centravanti di manovra, un falso nueve si direbbe oggi. Giusto?

Mah, ho cambiato ruoli, mi sono adattato. Hanno detto che ero un giocatore universale. Sono stato anche fortunato. Ho incontrato le persone giuste, gli amici giusti al momento giusto. A Foggia c’era Tommaso Maestrelli che mi ha insegnato il calcio e la vita. Al Milan c’erano Nereo Rocco, uomo di straordinaria umanità, e il soave Nils Liedholm, esteta del calcio. Tre veri maestri”

Bigon esordisce in A nella Spal contro l’Inter. E segna il suo unico gol di quella breve stagione contro il Milan. Che cosa ricorda?

La memoria, nonostante i miei 75 anni, è abbastanza buona. Sì, sconfitti 2-0 dall’Inter di Helenio Herrera. E di Sarti, Burgnich, Facchetti. Ma in attacco c’erano Harald Nielsen e Aquilino Bonfanti. Aquilino di là, Albertino di qua. Il gol a San Siro, nel gennaio del 1968: ho segnato per primo, dopo pochi minuti. Ma loro ci hanno raggiunto e superato con Sormani, Prati e Rivera. E ho detto tutto…”

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Poi gioca nel Milan di Rivera…

Dieci anni con il più grande, per me, di tutti i tempi. Compagni in campo, amici fuori. C’era feeling, ci si capiva al volo. Eravamo vicini anche di casa, io in via Washington, lui dalle parti di San Siro. Come calciatore lo scudetto della stella è stato il traguardo più bello, un’impresa. Erano tutti giovani e poco esperti. C’erano Chiodi, Antonelli, Buriani, De Vecchi, Maldera, Novellino. Noi, io, Rivera, Albertosi avevamo qualche anno in più. Quel Milan può essere paragonato a quello di Pioli”

L’altro scudetto da allenatore. Nel Napoli di Maradona e della monetina di Alemao.

Un momento. Lo avremmo conquistato lo stesso, con un punto di vantaggio, anche senza la vittoria a tavolino di Bergamo contro l’Atalanta, visto come è poi andata a Verona per il Milan. Non abbiamo rubato niente. Allora c’erano delle regole che potevamo non condividere, ma visto che c’erano dovevamo rispettarle”

È stato il suo Napoli più forte?

“No, credo di no. Anche se c’era Diego Maradona. Il più forte è stato quello del 1967-68, con il Petisso Pesaola allenatore. Una squadra strepitosa. Io facevo parte di quella rosa, ero stato acquistato dal Padova, avevo giocato alcune partite, tornei, coppe e amichevoli. Ma in campionato neppure un minuto. Era impossibile. E così nel mercato d’ottobre sono stato ceduto alla Spal, in Serie A. Sa chi erano quei giocatori? Cané, Juliano, Altafini, Sivori, Barison e Orlando. Non so se mi spiego. Ah, e Zoff in porta…”

Adesso che Napoli è?

Bello, anzi bellissimo. L’ho visto contro il Liverpool e i Rangers. Mamma mia, che squadra. Ha stravinto con una facilità disarmante. Lo scorso anno Spalletti ha avuto qualche problema, specialmente nel tribolato finale. Mi sa che quest’anno farà veramente bene”

Anche il Milan ha vinto con facilità con la Dinamo Zagabria. Quel Leao…

È straordinario. Ma il Milan è soprattutto una squadra completa. Intanto è meritatamente campione d’Italia. Poi ha Pioli, un allenatore di grande spessore. Misurato, sereno, intelligente. Mi piace molto”

Pioli è stato paragonato al Bigon del Napoli tricolore. Un gestore. È così?

Non lo so, ma mi fa piacere. Una volta Totò Juliano ha detto che ero un allenatore anonimo, che non ho dato né tolto nulla al Napoli. Quindi un semplice gestore. L’ho sempre considerato un complimento. Gestire quei giocatori, specialmente nel secondo anno, con tutti i problemi di Maradona, non è stato facile. Comunque io ho vinto il 50% degli scudetti del Napoli. E del Sion, in Svizzera. Poi, mi pare, non ne hanno più conquistati”

Milan-Napoli come se la immagina?

Una grande partita. Due squadre attrezzate per vincere. Non sarà decisiva, sicuramente bella. Il Milan non ha Leao, ma produce buon calcio con giocatori intelligenti: Maignan, Giroud, Tonali. Il Napoli senza Osimhen? Non mancano i sostituti. A me piace moltissimo Anguissa. E poi Kvaratskhelia, giocatore splendido, una fantastica sorpresa”

Milan vuol sempre dire Rivera. Napoli, Maradona. Lei ha giocato con il Golden Boy e allenato El Pibe de Oro. Il massimo. O no?

Sì. Rivera è stato il più grande d’Italia. Maradona il migliore del mondo. Diciamo che ho attraversato il calcio che conta. Poi ho visto nascere altri due fenomeni: Franco Baresi nel mio ultimo Milan e Roberto Baggio nel mio ultimo Vicenza in serie C. Loro cominciavano, io finivo. Dai, mi è andata bene, è stata veramente un’affascinante avventura. Poi la mia vita piena di emozioni e certezze. Ho tre figli e otto nipotini. Sono stato fortunato”

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