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GAZZETTA, A tu per tu con Tomori: “Prendo la laurea, sogno lo scudetto e grazie al diavolo sarò il migliore”

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Le parole del centrale inglese, grande rivelazione rossonera

Fikayo Tomori non è assolutamente il tipo da scomporsi. A parte quando gli è stato rivelato che un gruppo di tifosi del Milan intende organizzare una raccolta fondi per acquistare il suo cartellino, dal valore di 28 milioni. Una notizia che ha lasciato esterrefatto e sorpreso il giocatore, che si racconta davanti ai microfoni della Gazzetta dello Sport:

Tomori, lei è un ragazzo che sta per laurearsi in Business management.

«Sì, è una cosa che mi piace. Ho pensato di utilizzare al meglio il lockdown per accelerare il mio corso di studi».

Studia anche gli avversari?

«Ci pensa l’allenatore. Ci dà delle linee, io cerco di prepararmi».

Quale lingua usa per parlare con i compagni e l’allenatore?

«Ce ne sono tanti che parlano inglese, è una fortuna. Con Pioli all’inizio non è stato facile, però ci siamo capiti. Parliamo in inglese, in italiano. La lingua in campo è l’italiano, per forza. Cerco di esprimermi così. Poi ci si scambiamo esperienze».

Tipo che lei parla italiano con Romagnoli e lui risponde in inglese?

«Più o meno».

Che impressione ha avuto di Milano? Con il lockdown e le varie limitazioni non avrà visto molto.

«Mi piace e mi piace l’Italia. Il tempo rispetto all’Inghilterra è migliore, la gente serena e tranquilla. La serenità di rilassarsi, bere una tazza di caffè: a Londra sono sempre tutti di corsa».

Beh, più o meno anche a Milano.

«Ma la gente è gentile e amichevole. Sa godersi la vita».

Si parla molto del razzismo. Esiste, ovunque. Lei che impressione ha avuto a Milano?

«Non mi pare che in Italia sia un argomento sul quale focalizzarsi. Mai avuto problemi».

Che cosa fa nel tempo libero? Dicono che lei sia un tipo poco PlayStation e molti libri.

«Mah, insomma, non mi piacciono molto i videogiochi. Parlo tanto con i miei genitori, sono il mio punto di appoggio sempre. Non mi piace vedere tanta tv, però Netflix nel tempo libero mi aiuta. E devo dire che di tempo libero, fra allenamenti e partite da giocare, non ce n’è molto. Io studio, vado sui social, uso FaceTime, parlo con gli amici lontani. Questo è il mio tempo libero».

Nostalgia di Londra?

«I miei genitori sono in Inghilterra, logicamente mi mancano, come mi mancano i miei amici. Ma credo sia una cosa normale, e a Milano sto benissimo».

Sa che non è così comune entrare subito nel cuore dei tifosi rossoneri?

«Un po’ mi sono sorpreso, ma non tantissimo visto il carattere delle persone qui. È stato facile ambientarmi, erano tutti così amichevoli».

Ha mai sognato di giocare a San Siro con il pubblico?

«Certo che sì. Da bambino vedevo la Champions in tv, mio padre amava il calcio e in casa mia non mancava mai. Penso che sia una grandissima esperienza, eppure anche vuoto lo stadio fa impressione. Certo che nel derby mi sarebbe piaciuto che ci fossero i tifosi».

Dicono tutti che la Premier League sia il campionato più bello del mondo. C’è un gap con l’Italia che si può colmare?

«Non è un gap così grande. Il campionato inglese è bellissimo, si gioca anche molto d’istinto, qui è un po’ diverso. Ma c’è qualità. Penso ovviamente al Milan, ma anche a squadre come Roma, Juve, Inter, Atalanta, Lazio. La strada da percorrere per tornare al top non è molta».

E per il Milan che strada vede? Lo scudetto è un sogno?

«La distanza dall’Inter è grande, però non vedo perché non dovremmo crederci fino alla fine. Tornare in Champions è un traguardo eccellente, ma da giocatori bisogna continuare a pensare al bersaglio grosso. E noi sappiamo che possiamo fare qualcosa di speciale».

Vi spinge Ibra, uno che dice che siete tutti figli suoi.

«Magari non ci parla come figli, ma ci motiva e ci parla moltissimo. È un esempio per tutti, di dedizione e di carica agonistica».

Maldini invece com’è?

«Averlo come capo dell’area tecnica è come per un attaccante avere a che fare con Messi direttore sportivo. Quello che vuoi fare è impressionarlo tutti i giorni».

Scudetto, Champions. Ma a livello individuale che ambizioni ha?

«Essere fra i migliori del mondo nel mio ruolo, prima possibile. Lavoro tutti i giorni per questo».

Quali sono i suoi modelli?

«Sono entrato nella Academy del Chelsea che ero un bambino, quindi è inevitabile dire John Terry. E poi Sergio Ramos, Van Dijk e Cannavaro».

Visto che sta per laurearsi, si può dire che la Serie A sia una specie di università per i difensori?

«Assolutamente e io mi sento proprio così. Sto crescendo, imparo tutto quello che si può».

Sa che alcuni tifosi hanno lanciato un crowdfunding per tenerla a Milano?

«Non lo sapevo, ma mi rende felice. Mia madre legge tante cose sui social ed è molto orgogliosa. Tutto questo fa parte di un percorso, ma resto realista».

Consiglierebbe a un giovane inglese di venire in Italia?

«Al cento per cento. Gli inglesi sono felici in Inghilterra, è un Paese molto bello per giocare a calcio, ma l’Italia è un’opportunità unica. Soprattutto al Milan, un grande club dove ti senti subito a casa. Quindi, direi loro: ragazzi, vale la pena di cogliere l’occasione».

C’è una vecchia canzone, Should I Stay or Should I go. Lei che fa?

«Ah, non decido solo io. Mi diverto, mi godo l’attimo, sono felice di essere qui. Al futuro, sinceramente, non penso».

Tomori, ma com’è che è diventato difensore? Non le sarebbe piaciuto da bambino essere un attaccante?

«Credo che ormai sia un po’ tardi per cambiare idea. E comunque mi piace tutto quello che faccio. Stoppare gli avversari, difendere la propria rete non è meno bello di segnare un gol».

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Il francese è l’unico bocciato della sfida con la Salernitana

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