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Ibrahimovic sul Milan: “È l’unica squadra dove mi emoziono”

Intervenuto come ospite a “Che tempo che fa”, Zlatan Ibrahimovic, attaccante del Milan, è stato intervistato per parlare sulla sua avventura rossonera e gli obiettivi stagionali. Queste sono le sue parole:

“Mi sento un leader, è l’unica squadra dove mi emoziono. Voglio dare tanto, insegnare tanto ai miei compagni, essere da guida per loro. Quando parlo, lo facciamo. Oggi volevo essere nella partita, voglio essere sempre detto. Mi è mancata la squadra, durante il Festival ho sempre parlato con i compagni e con il mister. Quando passo un giorno senza di loro è come passare un giorno senza i miei figli. Rinnovo? Vediamo, ho sempre detto che dipende da Paolo Maldini. Se lui vuole, ci siamo. Ci sono alcune partite da giocare. E’ un momento decisivo. Noi abbiamo partite extra, mi sa che l’Inter invece non ne ha, ha più tempo per preparare le gare. Ma sono fiducioso, credo molto in quello che faccio. Sono al Milan per vincere trofei”.

Sull’istinto personale ha detto: “Non voglio essere un genio che dice di vedere le cose prima degli altri. Però vedo come finiscono le situazioni, ognuno ha delle sue visioni. Poi con esperienza ho imparato a giocare a calcio e pensare, ma non parlo con me stesso prima di ogni gara e pensare a cosa fare in campo. L’istinto è fondamentale”.

Avendo giocato più di una volta al Milan, ha parlato anche dei rapporti con Adriano Galliani e Rino Gattuso, del quale è stato anche compagno di squadra: “Ho mandato un messaggio a Rino dicendogli di mandare un messaggio di auguri a mio figlio. E’ il suo idolo, ama la sua grinta. E’ vero, l’ho messo dentro un bidone. Stavamo scherzando, gli si vedevano solo i piedi.

Galliani? “Lo voglio troppo bene. Ho un rapporto troppo forte con lui. Nell’ultimo mese al Barcellona non ero felice, grazie a lui sono tornato felice al Milan. Dovevo aiutarlo sul campo. Poi prima del terzo anno, volevo una riunione con lui. Non volevo le chiamate durante le vacanze. Gli dicevo sempre di non chiamarmi, poi il telefono ha squillato due giorni prima della fine del mercato. Mi chiamava in continuazione, pensavo volesse sapermi come stavo. Invece sono stato ceduto al PSG e non abbiamo parlato per qualche mese. Più avanti abbiamo fatto pace”.

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