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Editoriali

MILAN, A Manchester per proseguire il cammino europeo!

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Un Ottavo di Europa League dal sapore di Champions. Questa sera gli uomini di Stefano Pioli sfideranno lo United all’Old Trafford

MANCHESTER – Servirà dare sfogo a tutte le proprie risorse per riuscire a portare a casa la qualificazione. Saranno sicuramente 180 minuti di fuoco e l’avversario sulla carta, è il peggiore che potesse capitare. Ma è proprio in sfide come queste che il Milan sente scorrere nelle proprie vene, quel pizzico di DNA europeo che lo ha sempre contraddistinto. Alle 18:55 i ragazzi di Stefano Pioli scenderanno in campo contro il Manchester United con un unico obiettivo. Portare a casa il risultato in vista della gara di ritorno in programma giovedì prossimo a San Siro. Approdare ai quarti non sarà certo semplice. I rossoneri si presentano all’appuntamento forti del convincente successo ottenuto in campionato a Verona e più in generale reduci quattro risultati utili consecutivi tra Serie A e Europa League. Davvero un bel bottino, segnale di quanto il pesante ko nel derby sia stato più che salutare per i rossoneri. Dopo una serie di prestazioni nelle quali sembravano aver perso la propria identità di squadra, i diavoli sono riusciti con le proprie forze a ricompattarsi ed a ricominciare a correre e dettare legge. Le trasferte di Roma e Verona ne sono una piena dimostrazione. Ora però serve la prova del nove. E in questo senso il match di stasera capita a proposito. La formazione guidata da Solskjaer è sicuramente l’avversario più ostico contro cui il Milan abbia mai giocato finora.

DESTINI INCORCIATI – Secondi in classifica, a quattordici punti di distacco dai cugini del City, sono praticamente tagliati fuori dalla corsa al titolo, a meno che gli uomini di Guardiola non compiano un vero e proprio suicidio sportivo. Esattamente come il Milan che al momento si trova costretto ad inseguire un Inter che da quando ha vinto la stracittadina, non sta più sbagliando un colpo. Per entrambe le compagini, l’Europa League offre l’opportunità di tornare a pensare in grande. Dopotutto in questo ottavo di finale si affrontano due squadre che hanno fatto dell’Europa la propria dimora fissa. Il Milan, assente da palcoscenici importanti da ormai troppi anni, vuole tornare a sentire l’ebbrezza di giocare sfide d’alto livello. Così come insegna la sua storia.

PROBABILI FORMAZIONI – L’entusiasmo è sicuramente una delle componenti principali del Milan ma la lista degli indisponibili è ancora lunga. Senza Ibrahimovic, Rebic, Mandzukic, Calhanoglu, Theo Hernandez e Bennancer, l’undici rossonero che vedremo in scena stasera sarà sulla falsa riga di quello visto domenica scorsa a Verona, salvo alcune modifiche. Tra i pali ci sarà naturalmente Gianluigi Donnarumma, che con i suoi interventi prodigiosi ha più volte tenuto a galla i suoi compagni in questa avventura europea. A lui il compito di sbarrare la strada ad uno degli attacchi più forti attualmente in circolazione come quello dello United. Al posto di Romagnoli, convocato ma di fatto indisponibile, giocherà Tomori. Il promettente difensore arrivato dal Chelsea, ha già dato prova di essere uno dei migliori centrali in circolazione. E ha tutta l’intenzione di disputare una partita perfetta. Contro una squadra che in Inghilterra ha già avuto modo di conoscere e affrontare. Ad affiancarlo ci sarà Kjaer, altro centrale che definire d’alto livello è riduttivo. Sulle fasce spazio a Calabria e all’ex di questa gara: Diogo Dalot. Arrivato in prestito dai Red Devils, il terzino portoghese è rimasto in ombra per buona parte della stagione. Quale occasione migliore di una sfida contro i suoi ex compagni di squadra per convincere la dirigenza rossonera a riscattarlo e riporre la fiducia in lui anche per il prossimo anno? In mediana il tandem formato da Meite e Kessie, mentre alle spalle dell’unica punta Leao ci saranno Krunic, Brahim Diaz e Saelemaekers. Un Milan che si presenterà a Manchester con gli uomini contati ma anche gli inglesi dovranno rinunciare ad alcune pedine fondamentali. Solskjaer sarà costretto a fare a meno di Marcus Rashford, uscito malconcio dal derby contro il City. L’attaccante non ha svolto l’ultima sessione d’allenamento e salvo soprese last minute, darà forfait insieme ad altri big della squadra. Non ci saranno infatti De Gea, Pogba, Van de Beek e Mata. In forte dubbio il Matador Cavani, ragion per cui a guidare l’attacco dei padroni di casa dovrà pensarci Greenwood, supportato dal trio delle meraviglie costituito da Martial, James e Bruno Fernandes. A centrocampo spazio a Fred e Matic, mentre la retroguardia sarà formata da Maguire, Bailly, Wan-Bissaka e Telles. Tra i pali Henderson.

COSA SERVIRA’ – Concentrazione: contro una squadra che pratica un calcio strettamente offensivo, i ragazzi di Pioli dovranno ridurre al minimo, se non a zero, gli errori difensivi. Ripartire e provare a sfruttare al meglio i contropiedi. Contro squadre che giocano a viso aperto, questa può essere un’ottima chiave di lettura per disputare un’ottima partita. Leao, Saelemaekers e Diaz sono dei velocisti nati e sanno come crearsi degli spazi liberi tra i difensori avversari. Ma soprattutto servirà convinzione dei propri mezzi, la stessa che ha consentito al Milan di disputare una stagione finora al di sopra di ogni più rosea aspettativa. Non bisognerà avere paura ma si sa che nel bene e nel male, quando il Milan va in Europa, raramente torna a casa a mani vuote.

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FARSA D’ORO

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A Leo Messi il pallone d’oro più discusso della storia del calcio

“Sappiamo tutti che l’anno scorso l’avrebbe meritato Lewandowski. E’ un trofeo che lui dovrebbe avere in casa. Spero che France Football lo risarcisca”

Queste le parole a caldo del vincitore del pallone d’oro di quest’anno. Lionel Messi si aggiudica l’ambito premio per la settima volta nella sua carriera. Una riconoscenza che lui stesso ha definito per quest’occasione immeritata. Una sana quanto doverosa ammissione, sulla quale la maggior parte dei tifosi sembrano trovarsi perfettamente d’accordo con lui. Una stagione nella quale il fenomeno argentino non ha certo brillato, salvata solo dalla conquista della Coppa America con la maglia dell’Albiceleste, il primo trofeo in assoluto per Leo con la propria Nazionale. Alle sue spalle sul podio si sono classificati Robert Lewandoski, 48 centri in 40 presenze nella stagione 2020-2021, che arrivano a 65 se si aggiungono quelli della stagione attuale. E Jorgihno, vincitore tanto per rifrescare la memoria della scorsa Champions League, della Supercoppa Europea con il Chelsea e naturalmente dell’Europeo con la nazionale Italiana. Fattore che a quanto pare, non è stato minimamente tenuto in considerazione ai fini del verdetto finale. E qui la domanda sporge spontanea: il pallone d’oro va assegnato al miglior giocatore del mondo attualmente in circolazione oppure a quello che si è dimostrato più incisivo e determinante nell’arco complessivo della stagione? Per onesta intellettuale, qualora risultasse veritiera la prima ipotesi, il trofeo più ambito da ogni calciatore dovrebbe essere attribuito senza remore a Messi o Cristiano Ronaldo.

Due fuoriclasse che hanno stracciato e infranto ogni record inimmaginabile, cambiando per sempre la storia del calcio. D’altro canto, se a risultare vera è la seconda ipotesi, rimane più di un dubbio circa il verdetto finale. E non sarebbe nemmeno la prima volta che il numero 30 del Paris Saint Germain, ex vecchia gloria del Barcellona, ha trionfato tra le polemiche generali. Nel 2010, l’argentino vinse il secondo pallone d’oro della sua carriera davanti a Wesley Sneijder, uno degli artefici indiscussi della conquista del Triplete da parte dell’Inter di Mourinho. Il centrocampista tulipano, trascinò anche la sua Olanda nella finale del mondiale poi persa di misura contro la Spagna. Messi tornò a casa dal Sud Africa dopo aver subito un’autentica lezione di calcio agli ottavi di finale per mano della Germania. Conta di più il numero di gol complessivi messi a segno? Ritorniamo al punto di partenza. Lewandoski da due anni consecutivi, guarda tutti dall’alto in tal senso.

Perfino Mbappè, attualmente compagno di squadra di Leo, ha fatto meglio di quest’ultimo in tal senso. 42 reti in 47 presenze. Tra cui una splendida doppietta realizzata al Camp Nou agli ottavi di finale di Champions contro un Barcellona che nel giro di qualche mese avrebbe detto addio alla propria Pulce. In sintesi, l’unica spiegazione che a sto punto risulterebbe più plausibile per risolvere questo rebus, consiste nel fatto che la Coppa America assuma un valore superiore a quello dell’Europeo. Da una parte Argentina, Brasile, Uruguay e se proprio vogliamo essere buoni Colombia e Cile. Dall’altra Francia, Portogallo, Spagna, Germania, Inghilterra, Belgio, Italia, Paesi Bassi e forse possiamo fermarci qui. Il divario tecnico che sussiste tra le due competizioni è abissale, come se dovessimo confrontare la Champions League con la nuova Conference League. Un’assurdità anche solo pensarlo. Tirando le somme, in una delle proprie stagioni peggiori in termini realizzativi e di trofei vinti, Messi riesce a calare il sette e bello. Centrerà mica qualcosa il suo trasferimento al Paris Saint Germain? Ai poster l’ardua sentenza. Tralasciando il Manzoni, va premiata l’ammissione di un giocatore che troverà sempre il modo di far parlare di sé. Il buon Messi potrebbe zittire tutte le critiche a suo carico vincendo l’unico trofeo che manca al suo immenso albo d’oro. Il Mondiale…

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FROM FIRE TO COLD

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Il Sassuolo impera a San Siro: Milan ko e vetta ormai perduta

La prima di Pioli dopo il rinnovo del contratto. Davanti a 50 mila spettatori pronti a vivere l’ennesima giornata da ricordare dopo l’impresa in Champions del Wanda Metropolitano. Ci sono tutti i requisiti per salutare con affetto e con calore il mese di novembre. Ma resta solo un piccolo dettaglio da non trascurare. L’ultima squadra a battere il Milan a casa sua in campionato era stata il Sassuolo. E proprio il Sassuolo si conferma la bestia nera dei rossoneri. 3-1 per i nero-verdi di Alessio Dionisi. Una vittoria netta, limpida e strameritata. A centrocampo non c’è stata davvero storia: emiliani superiori in tutto e per tutto. Certo la troppa sufficienza e forse eccessiva sicurezza mostrata dal diavolo ha fatto il resto. Rossoneri che erano anche passati in vantaggio con Romagnoli sugli sviluppi di un corner. Tifosi in delirio, la festa sembra essere pronta per iniziare. Sembra, appunto. Perchè dal 21′ in poi il Milan stende il tappetino rosso ad un Sassuolo che non si lascia certo sfuggire l’occasione insegnare calcio nella casa del diavolo.

Scamacca con un siluro, assolutamente imprendibile anche per Magic Mike, ristabilisce la parità. Poi al 33′ Simon Kjaer, la roccia danese, perde la propria spada nella propria porta. Un’ autorete che non lascia presagire nulla di buono. San Siro letteralmente gelato. Un Milan che appare, forse per la prima volta in assoluto da quando è iniziata la stagione, molto fragile. Per la prima volta, i rossoneri non riescono a far fronte ad una situazione di avversità. Nel secondo tempo entrano anche Tonali, Kalulu e Messias. Questa volta però il Signore non ne vuole proprio sapere di mandare il diavolo in paradiso. Berardi, questa non è una notizia in fondo, trova il 3-1, il decimo gol in carriera contro il Milan. Mettendo a sedere capitan Romagnoli. Da possibile eroe a simbolo indiscusso di un pomeriggio dal cielo grigio e opaco. Al 77′ il centrale rossonero viene espulso e finisce direttamente sotto la doccia, sotto la doccia. Mala tempora currunt. 7 gol subiti nelle ultime due sfide di campionato. Due ko consecutivi e naturalmente primo posto perso. Ora a guarda tutti dall’alto c’è il Napoli di Spalletti. From fire to cold, dal fuoco al freddo. Per mister Pioli forse è arrivato il momento di effettuare qualche riflessione. E anche in fretta perchè mercoledì si torna subito in campo. A Genova, da Sheva. Quanti bei ricordi. In questo momento ce n’è davvero bisogno.

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PIOLI E’ SEMPRE PIU’ ON FIRE!

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Arriva il rinnovo del contratto del tecnico rossonero: un matrimonio che non sembra destinato a finire

IL RINNOVO – 9 ottobre 2019. Una data che è entrata di diritto negli annali della storia rossonera. In quel giorno di inizio autunno un Milan letteralmente in crisi d’identità, appena fuoriuscito dalla sciagurata gestione di Giampaolo, affidava la propria panchina a Stefano Pioli. Lo scetticismo che circolava attorno a questa scelta era parecchio. Tanto che nessun tifoso decise di accogliere l’ex tecnico di Fiorentina ed Inter. La sensazione di rivivere l’ennesimo annus horriblis era davvero molto alta. E in effetti l’inizio dell’avventura di Pioli nella Milano milanista non aveva fatto ben sperare. Come dimenticare il pareggio interno contro il Lecce ma soprattutto come cancellare il 5-0 di Bergamo. Una squadra senza capo ne coda veniva letteralmente umiliata dall’Atalanta di Gasperini. Toccava il fondo, con le lacrime di Donnarumma, pronta ad attraversare uno dei peggiori natali della propria storia. Questo, però, non è che l’antipasto del romanzo calcistico che andremo a raccontare. Perchè da questo momento, il diavolo ha trovato la forza di risorgere dalle ceneri. Il ritorno di Zlatan Ibrahimovic ha fatto indubbiamente la propria parte, ma le prime pietre di quello che sarebbe diventato, uno dei migliori castelli presenti in Italia, sono state poste proprio da lui. Da Stefano Pioli, un allenatore pacato nei modi, che non ama mettersi in mostra davanti alle telecamere come altri suoi colleghi ma che sa perfettamente in che modo farsi rispettare.

Una fiamma rimasta spenta per anni, ricominciava gradualmente ad accendersi. Proprio in uno dei momenti più drammatici che abbia colpito il nostro Paese, il Piolismo ci ha insegnato in che modo si deve reagire dinnanzi alle situazioni più estreme. Piolismo, una parola che al pari di petaloso, è stata inserita di diritto nei vocabolari italiani. Giocare liberi di mente, senza alcuna pressione. In sostanza, recuperare il divertimento, l’essenza dello sport più popolare al mondo. Tutti i componenti della rosa pronti ad aiutarsi a vicenda, come i membri di una perfetta orchestra sinfonica. Manco a dirlo apposta, un Milan che sembrava condannato a lottare per la retrocessione, riuscì a centrare la qualificazione ai preliminari di Europa League al termine della stagione. E in quella successiva, a sognare il tricolore. Nel corso dell’estate del 2020 si vociferava di un possibile arrivo di Rangnick sulla panchina rossonera. Rumors stroncati sul nascere. Fiducia rinnovata a Pioli, abbondantemente ripagata. Con una rosa che ha ritrovato fiducia e voglia di vincere, pur nettamente inferiore sulla carta a più compagini presenti nel nostro campionato, il tecnico emiliano ha insegnato calcio a destra e a manca. Girone d’andata chiuso con zero sconfitte, primo posto in graduatoria. In pieno lockdown, il Milan di Pioli ci ha dimostrato con l’esempio che nulla è impossibile nella vita. E che anche i sogni più improbabili, possono diventare realtà. Alla fine il tricolore lo vinse l’Inter, superiore come organico e qualità. Ma dopo ben 8 anni, il diavolo riuscì a conquistare la qualificazione alla Champions League. Vincendo all’ultima giornata proprio a Bergamo, proprio contro l’Atalanta. Semplicemente meraviglioso.

Ed ecco che la canzone “Pioli is on fire” è diventata un vero e proprio tormentone per i tifosi rossoneri. Arriviamo al 26 novembre 2021. Al momento in cui Stefano Pioli ha rinnovato ancora una volta il proprio contratto con il diavolo. Ormai Maldini e Massara si fidano ciecamente di lui e a buon diritto. Primo in classifica, nonostante i troppi infortuni, e pronto a giocarsi la qualificazione agli ottavi di Champions dopo aver espugnato il Wanda Metropolitano. Dopo aver battuto l’Atletico Madrid campione di Spagna in carica. Il Milan è tornato grande, ha lottato, ha sofferto ma non si è mai disunito. L’architetto della rinascita rossonera, colui che ha infranto ogni record inimmaginabile, è pronto a continuare a farci sognare. Siamo arrivati alla fine della nostra storia? Nemmeno per idea, siamo solo all’inizio. Il bello è proprio questo, ci sono tanti altri capitoli che aspettano solo di essere scritti.

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