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Editoriali

Milan: arriva il periodo piu’ difficile per i rossoneri

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Premessa doverosa: quello che il Milan è riuscito a costruire nel periodo intercorso tra la ripresa del campionato nella scorsa estate, fino ad arrivare al 14 febbraio, è stato qualcosa di unico, legittimato dal fatto che era inaspettato. Alzi la mano chi avrebbe pronosticato il Milan in vetta alla classifica dal mese di ottobre al mese di febbraio: nessuno o pochi inguaribili ottimisti.


Il fatto che la squadra piu’ giovane del campionato potesse ambire a lottare per lo scudetto, dopo tante stagioni in cui la mediocrità era diventata la regola per chi indossava la maglia rossonera, è stato qualcosa di sorprendente con alla giuda tecnica un allenatore che ha conquistato, come unico trofeo personale, un campionato Under 17 Nazionale alla guida del Bologna nella stagione 2000/2001.


A San Siro è andato in scena un derby che ha visto prevalere la capolista della Serie A. La vittoria dell’Inter non è, di per sè, un dramma: i nerazzurri, giudati da una società con qualche problema economico, è stata costruita, strutturata ed impostata per conquistare lo scudetto. Il Milan no: il Diavolo deve ritornare nell’Europa che conta puntando a concludere la stagione nelle prime quattro posizioni della classifica.


Puo’ sembrare che in un nuvoloso pomeriggio milanese di febbraio, a Romagnoli e compagni sia sfuggito un miraggio con un contraccolpo che rischia di diventare veramente pesante soprattutto a livello mentale. Il prosieguo della stagione può essere caratterizzato da due aspetti: o una battuta d’arresto, per cui non si deve fare un dramma, ma lavorare costantemente e scrupolosamente per cercare di ridurre al minimo gli errori che si sono visti nelle ultime gare giocate oppure un contraccolpo pesante che può essere un fattore frenante per la squadra milanista.


Il Milan è chiamato a ritrovare i risultati, ma soprattutto quella tranquillità mentale che aveva caratterizzato la banda di Stefano Pioli. In campionato due sconfitte di fila i rossoneri non le subivano dal mese di novembre del 2019. Non vi è tanto tempo per pensare alla sconfitta nel derby, in quanto giovedi c’è il return match dei sedicesimi di Europa League contro la Stella Rossa di Belgrado, dopo il pareggio maturato in trasferta, e domenica 28 la squadra andrà all’Olimpico di Roma per affrontare la squadra di mister Fonseca. Una settimana importante, non decisiva, ma che può dire tanto sul futuro della stagione di Ibra e compagni.

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ANCHE SHEVA SI INCHINA AL COSPETTO DEL MESSIAS

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IL Messias ci mette la testa: il diavolo cala il tris a Marassi e torna alla vittoria

La vittoria ha sempre un dolce sapore. O meglio quasi sempre. Perchè se da un lato il Milan si può godere a pieni polmoni i tre punti conquistati contro il Genoa, dall’altro dovrà trattenere ancora il respiro in attesa di conoscere con esattezza l’entità dell’infortunio di Simon Kjaer. Un assenza che sicuramente peserà in vista delle prossime partite, in particolare in vista di quella di settimana prossima contro il Liverpool. Sicuramente il centrale danese, che ha rimediato un trauma distorsivo-contusivo nei primi minuti del match di Marassi, non potrà essere a fianco dei propri compagni di squadra in quella che rappresenta l’ultima spieggia a disposizione del diavolo per approdare agli ottavi di finale di Champions League. Procediamo comunque con ordine, che di questi tempi non fa mai male. Il diavolo nonostante la non certo bella notizia iniziale, non perde la testa e al 10′ sblocca il risultato con l’eterno Zlatan. Con una punizione magistrale, lo svedese batte Sirigu, sotto gli occhi increduli di Andry Shevchenko.

Passato, presente e perchè no, futuro. Ibra c’è sempre, nella buona e nella cattiva sorte. Amen, si è proprio il caso di dirlo. Perchè ancora una volta una mano provvidenziale arriva dal cielo. Il Messias viene in aiuto di Poli proprio come a Madrid e sul finire del primo tempo, con un altro colpo di testa semplicemente sublime manda il diavolo in paradiso. 2-0 Milan e partita praticamente in ghiaccio. Rispetto alla trasferta di Firenze e al ko contro il Sassuolo, si vede una squadra molto più matura. Decisamente più concentrata e sul pezzo. Segno evidente che le Forche Caudine e Canne a qualcosa sono servite. Al rientro i rossoneri addomesticano il gioco senza correre eccessivi rischi. Si sa, la prudenza non è mai troppa. A Natale mancano 24 giorni ma il Signore decide che è oggi il giorno della definitiva consacrazione. Messias, servito ottimamente da Brahim Diaz controlla e con un piazzato mirato all’angolino, batte nuovamente Salvatore Sirigu. Boccone amaro per Sheva, molo dolce invece per Pioli. Con il ritorno di Tomori, è stato ricostruito l’antico muro rossonero.

O forse non è solo merito del centrale inglese. Con due parate dall’elevato coefficiente tecnico, Mike Maignan riesce a mantenere la propria porta inviolata. Davanti Brahim si è acceso e non di poco, il 10 è tornato in piena forma e si appresta a farci vivere un dicembre davvero molto interessante. Dopo due settimane di pausa, il Milan è tornato a fare il Milan. E quando succede questo, non ce n’è per nessuno. Sheva aveva promesso di fare il massimo per provare ad arrestare ulteriormente la marcia infernale del diavolo. Questo Genoa che dovrà lottare per la salvezza, in condizioni normali non può e non deve minimamente impensierire una squadra che invece cercherà di dire la propria in ottica scudetto. Milan che tocca quota 35 punti e si porta a -1 dalla vetta. Il Sassuolo ammazza big ha infatti bloccato sul 2-2 il Napoli capolista. Al terzo posto, a 34 punti, i campioni in carica dell’Inter. Un campionato così avvincente non lo ricordavamo da anni. Servite Domino in letizia. Servite Messia(s) in letizia. E naturalmente Pioli is on fire anche a Genova.

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FARSA D’ORO

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A Leo Messi il pallone d’oro più discusso della storia del calcio

“Sappiamo tutti che l’anno scorso l’avrebbe meritato Lewandowski. E’ un trofeo che lui dovrebbe avere in casa. Spero che France Football lo risarcisca”

Queste le parole a caldo del vincitore del pallone d’oro di quest’anno. Lionel Messi si aggiudica l’ambito premio per la settima volta nella sua carriera. Una riconoscenza che lui stesso ha definito per quest’occasione immeritata. Una sana quanto doverosa ammissione, sulla quale la maggior parte dei tifosi sembrano trovarsi perfettamente d’accordo con lui. Una stagione nella quale il fenomeno argentino non ha certo brillato, salvata solo dalla conquista della Coppa America con la maglia dell’Albiceleste, il primo trofeo in assoluto per Leo con la propria Nazionale. Alle sue spalle sul podio si sono classificati Robert Lewandoski, 48 centri in 40 presenze nella stagione 2020-2021, che arrivano a 65 se si aggiungono quelli della stagione attuale. E Jorgihno, vincitore tanto per rifrescare la memoria della scorsa Champions League, della Supercoppa Europea con il Chelsea e naturalmente dell’Europeo con la nazionale Italiana. Fattore che a quanto pare, non è stato minimamente tenuto in considerazione ai fini del verdetto finale. E qui la domanda sporge spontanea: il pallone d’oro va assegnato al miglior giocatore del mondo attualmente in circolazione oppure a quello che si è dimostrato più incisivo e determinante nell’arco complessivo della stagione? Per onesta intellettuale, qualora risultasse veritiera la prima ipotesi, il trofeo più ambito da ogni calciatore dovrebbe essere attribuito senza remore a Messi o Cristiano Ronaldo.

Due fuoriclasse che hanno stracciato e infranto ogni record inimmaginabile, cambiando per sempre la storia del calcio. D’altro canto, se a risultare vera è la seconda ipotesi, rimane più di un dubbio circa il verdetto finale. E non sarebbe nemmeno la prima volta che il numero 30 del Paris Saint Germain, ex vecchia gloria del Barcellona, ha trionfato tra le polemiche generali. Nel 2010, l’argentino vinse il secondo pallone d’oro della sua carriera davanti a Wesley Sneijder, uno degli artefici indiscussi della conquista del Triplete da parte dell’Inter di Mourinho. Il centrocampista tulipano, trascinò anche la sua Olanda nella finale del mondiale poi persa di misura contro la Spagna. Messi tornò a casa dal Sud Africa dopo aver subito un’autentica lezione di calcio agli ottavi di finale per mano della Germania. Conta di più il numero di gol complessivi messi a segno? Ritorniamo al punto di partenza. Lewandoski da due anni consecutivi, guarda tutti dall’alto in tal senso.

Perfino Mbappè, attualmente compagno di squadra di Leo, ha fatto meglio di quest’ultimo in tal senso. 42 reti in 47 presenze. Tra cui una splendida doppietta realizzata al Camp Nou agli ottavi di finale di Champions contro un Barcellona che nel giro di qualche mese avrebbe detto addio alla propria Pulce. In sintesi, l’unica spiegazione che a sto punto risulterebbe più plausibile per risolvere questo rebus, consiste nel fatto che la Coppa America assuma un valore superiore a quello dell’Europeo. Da una parte Argentina, Brasile, Uruguay e se proprio vogliamo essere buoni Colombia e Cile. Dall’altra Francia, Portogallo, Spagna, Germania, Inghilterra, Belgio, Italia, Paesi Bassi e forse possiamo fermarci qui. Il divario tecnico che sussiste tra le due competizioni è abissale, come se dovessimo confrontare la Champions League con la nuova Conference League. Un’assurdità anche solo pensarlo. Tirando le somme, in una delle proprie stagioni peggiori in termini realizzativi e di trofei vinti, Messi riesce a calare il sette e bello. Centrerà mica qualcosa il suo trasferimento al Paris Saint Germain? Ai poster l’ardua sentenza. Tralasciando il Manzoni, va premiata l’ammissione di un giocatore che troverà sempre il modo di far parlare di sé. Il buon Messi potrebbe zittire tutte le critiche a suo carico vincendo l’unico trofeo che manca al suo immenso albo d’oro. Il Mondiale…

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FROM FIRE TO COLD

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Il Sassuolo impera a San Siro: Milan ko e vetta ormai perduta

La prima di Pioli dopo il rinnovo del contratto. Davanti a 50 mila spettatori pronti a vivere l’ennesima giornata da ricordare dopo l’impresa in Champions del Wanda Metropolitano. Ci sono tutti i requisiti per salutare con affetto e con calore il mese di novembre. Ma resta solo un piccolo dettaglio da non trascurare. L’ultima squadra a battere il Milan a casa sua in campionato era stata il Sassuolo. E proprio il Sassuolo si conferma la bestia nera dei rossoneri. 3-1 per i nero-verdi di Alessio Dionisi. Una vittoria netta, limpida e strameritata. A centrocampo non c’è stata davvero storia: emiliani superiori in tutto e per tutto. Certo la troppa sufficienza e forse eccessiva sicurezza mostrata dal diavolo ha fatto il resto. Rossoneri che erano anche passati in vantaggio con Romagnoli sugli sviluppi di un corner. Tifosi in delirio, la festa sembra essere pronta per iniziare. Sembra, appunto. Perchè dal 21′ in poi il Milan stende il tappetino rosso ad un Sassuolo che non si lascia certo sfuggire l’occasione insegnare calcio nella casa del diavolo.

Scamacca con un siluro, assolutamente imprendibile anche per Magic Mike, ristabilisce la parità. Poi al 33′ Simon Kjaer, la roccia danese, perde la propria spada nella propria porta. Un’ autorete che non lascia presagire nulla di buono. San Siro letteralmente gelato. Un Milan che appare, forse per la prima volta in assoluto da quando è iniziata la stagione, molto fragile. Per la prima volta, i rossoneri non riescono a far fronte ad una situazione di avversità. Nel secondo tempo entrano anche Tonali, Kalulu e Messias. Questa volta però il Signore non ne vuole proprio sapere di mandare il diavolo in paradiso. Berardi, questa non è una notizia in fondo, trova il 3-1, il decimo gol in carriera contro il Milan. Mettendo a sedere capitan Romagnoli. Da possibile eroe a simbolo indiscusso di un pomeriggio dal cielo grigio e opaco. Al 77′ il centrale rossonero viene espulso e finisce direttamente sotto la doccia, sotto la doccia. Mala tempora currunt. 7 gol subiti nelle ultime due sfide di campionato. Due ko consecutivi e naturalmente primo posto perso. Ora a guarda tutti dall’alto c’è il Napoli di Spalletti. From fire to cold, dal fuoco al freddo. Per mister Pioli forse è arrivato il momento di effettuare qualche riflessione. E anche in fretta perchè mercoledì si torna subito in campo. A Genova, da Sheva. Quanti bei ricordi. In questo momento ce n’è davvero bisogno.

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