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MILAN, Il futuro di Diaz resta un’incognita

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I rossoneri dovranno decidere cosa fare del futuro dello spagnolo

MILANO – Arrivato in prestito secco dal Real Madrid la scorsa estate, Brahim Diaz ha fatto vedere alcuni lampi durante l’arco della stagione. In campionato ha collezionato un totale di 24 presenze. Condite tra tre gol e altrettanti assist. Vero, spesso è partito dalla panchina. Vero spesso non ha ricoperto un ruolo prioritario nelle gerarchie di mister Pioli. Almeno fino a domenica. Quando, in vista dello spareggio Champions contro la Juventus, tecnico rossonero ha deciso contro ogni previsione di buttare nella mischia l’iberico fin dall’inizio. Una scelta che è stata abbondantemente ripagata. Lo spagnolo ha fatto vedere i solchi verdi ai difensori bianconeri, segnando allo scadere della prima frazione di gioco la rete del vantaggio rossonero. Ora, stando a quanto riferisce Tuttosport, l’intenzione del club di Via Aldo Rossi sarebbe quella di riconfermare il ventunenne per un’altra stagione. Ragion per cui a fine campionato, si proverà a testare il terreno con il Real Madrid. Nel frattempo, l’intermediario italiano che affianca il papà del numero 21 rossonero, ha avuto un contatto con Maldini e Massara. I due uomini di mercato del Milan si sono detti soddisfatti del rendimento generale del giocatore.

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MILAN, Ibrahimovic è il sesto giocatore di almeno 40 anni a giocare in CL

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Una nota “positiva” in questa serata, dopo la brutta prestazione con il Porto

RECORD – Stando a quanto riferisce il giornalista Giuseppe Pastore, l’attaccante rossonero Zlatan Ibrahimovic è il sesto giocatore di almeno 40 anni a disputare una partita ufficiale di Champions League. Gli altri cinque sono: Costacurta (Milan), Weir Rangers Glasgow), Giggs (Man Utd), Mitropoulos (Olympiakos) e Donato (Deportivo).

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POSTPARTITA, Tonali: “Su Bennacer dal campo sembrava fallo”

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Le parole del centrocampista rossonero, dopo la sconfitta contro il Porto

LE DICHIARAZIONI – Come riporta TMW, Sandro Tonali commenta la terza sconfitta in Champions League del Milan. Di seguito, le sue parole.

Una partita diversa da quella di Anfield:

“Ogni partita è diversa, ogni squadra che incontri è diversa e va affrontata in modi diversi. Oggi ci è mancato lo spirito di Liverpool, non è stata la nostra miglior partita in Champions. Dobbiamo andare avanti sulla strada intrapresa prima di questa partita. Non è andata come volevamo, siamo partiti con fatica ma nel primo tempo abbiamo dimostrato di essere squadra. Nella ripresa abbiamo sofferto insieme fino all’episodio del gol, da lì è nata un’altra partita perché ti scatta quella cosa nella testa. Dobbiamo prenderla come un’altra lezione, dopo quelle col Liverpool e anche con l’Atletico, tenercela dentro perché ora fa male ma in futuro ci può fare bene”

Sul fallo a Bennacer:

“È un episodio che dal campo sembrava fallo, non l’ho ancora rivisto e non ho chiesto. È una cosa che credo l’arbitro abbia valutato, ripeto non l’ho ancora rivisto però dal campo sembrava fallo”

Come valuti le tue prestazioni in Champions League?

“La Champions mi ha dato tanta esperienza, soprattutto l’emozione di scendere in campo col Milan in Champions. Sappiamo che il nostro percorso non è ancora finito, il Milan è capace di fare tutto: non ci butteremo giù”

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Editoriali

EDITORIALE, Una lezione dalla quale trarre insegnamento

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Luis Diaz fa volare il Porto, rossoneri ultimi nel girone a 0 punti: per gli ottavi serve un miracolo

DURA LEZIONE – Inutile girarci troppo intorno, il percorso europeo del Milan finisce praticamente qui. Oggi due cose servivano: vincere contro il Porto e contemporaneamente sperare che il Liverpool facesse bottino pieno a Madrid. Ebbene, i Reds hanno battuto l’Atletico 3-2, assicurandosi di fatto il primato del girone con largo anticipo. I rossoneri invece hanno ottenuto il terzo ko consecutivo. Contro un Porto che è sceso in campo con la giusta dose di concentrazione, che ha corso e lottato per tutto il corso dei novanta minuti, sostenuto a gran voce dal pubblico amico. I rossoneri ci hanno provato nei limiti delle proprie possibilità. Senza Mike Maignan, senza Brahim Diaz, senza Theo Hernandez, in pratica senza i tre principali elementi a disposizione di mister Pioli, era difficile pensare che il diavolo avrebbe potuto imporre il proprio gioco ed il proprio ritmo. D’altro canto va detto anche che lo score che si è potuto leggere al termine del match deve far riflettere: 18 tiri effettuati da parte dei lusitani, contro i 3 dei rossoneri.

Tirando le somme generali, questa è stata sicuramente la peggior prestazione europea. Un Milan che non è sceso in campo con la giusta dose di cattiveria, troppi errori di disimpegno. Bennacer e Tonali hanno faticato parecchio nel tenere alta la squadra, Krunic ha mostrato ancora una volta i propri limiti tecnici. Ballo-Tourè si è impegnato, ma non è ai livelli del trenino Hernandez. Nella prima frazione di gioco, ad eccezione del palo colpito da Luis Diaz al 5′ minuto, non accade nulla di sconcertante. I portoghesi spesso arrivano al tiro ma raramente trovano lo specchio della porta. Al rientro dagli spogliatoi, la musica non cambia. Il Milan è tutto rintanato nella propria area, il Porto continua a fare la partita. L’ingresso di Ibrahimovic non dà la giusta scossa ai ragazzi di Pioli. Al 65′ arriva il gol che decide l’incontro.

Scontro in area tra Taremi e Bennacer, la palla termina tra i piedi di Luis Diaz che con un destro mirato all’angolino, batte Tatarusanu. Molti dubbi sulla regolarità dell’azione, con il centrocampista rossonero che finisce a terra in seguito al contrato. Il Var però giudica l’azione regolare, convalidando il gol. Il diavolo non si sveglia, non trova l’appiglio giusto per provare a reagire. E alla fine, esce ancora una volta sconfitto. 3 sconfitte nelle prime 3 partite di Champions, non era mai successo. Il Porto invece mantiene viva la speranza di superare il girone. Per il Club di Via Aldo Rossi c’è sicuramente una nuova lezione da trarre. In Europa, occorre avere anche delle valide alternative se si vuole fare strada. Ma sono anche queste partite, in fondo, che consentono ad una squadra di diventare grande. Lo sa bene la Juventus, lo sa bene l’Inter. Lo deve sapere bene anche il Milan.

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