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Milan, il rinnovo di Leao ora diventa un caso

Fallita l’ipotesi di rinnovo prima del mondiale: aumenta la preoccupazione

Il Milan e Rafa Leao in queste settimane si sono parlati. Meglio, il Milan ha parlato con i suoi agenti. Con Jorge Mendes, che lo ha seguito per anni, e con Ted Dimvula, l’avvocato francese che lo ha preso in procura nella prima parte del 2022. Dialoghi telefonici, non un vero incontro di persona al netto del meeting, tutto tranne che decisivo, del 18 ottobre a Casa Milan. E un incontro, al momento, non è previsto nemmeno per i prossimi 15 giorni.

Rafa sta bene al Milan e resterebbe volentieri, ma le parti sono ancora lontane sulle condizioni di un rinnovo tra i più complicati di questi anni folli di calciomercato. Il Milan può arrivare a 6,5 milioni più bonus a campionato, molto più del milione e mezzo a stagione che Rafa prende ora. Leao però chiede qualcosa in più, soprattutto vorrebbe che il Milan risolvesse le pendenze con lo Sporting Lisbona, storia antica che ormai i milanisti – diventati studenti modello di diritto privato – conoscono a memoria. I tribunali hanno stabilito che Rafa deve 16 milioni allo Sporting per la risoluzione unilaterale del contratto del 2018, saliti a 19 con gli interessi. 

Leao
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Il Milan vuole concludere la stagione con Leao e Rafa vuole restare al Milan fino a fine campionato. Una comune volontà che oggi è sicura. Tra due mesi, chissà: il Milan, storicamente, non ha mai nascosto di non poter mettere a rischio i conti per accontentare un singolo calciatore. Si vedrà, nel caso. La certezza, invece, è che l’ostacolo del rinnovo resta alto: oltre all’accordo sull’ingaggio, bisogna stringersi la mano sulla clausola da 150 milioni (la si abbassa?), sul ruolo degli agenti e della famiglia di Rafa (a chi si pagano le commissioni sul trasferimento?), ovviamente sul pagamento allo Sporting.

Il Milan però è convinto che per un campione come Rafa non valgano le leggi del calciomercato dei… mortali, che il suo cartellino – a un anno dalla scadenza – non si deprezzerebbe particolarmente e anzi, resterebbe alto. Per questo, lo scenario è cambiato: oggi è più probabile che si decida tutto nel 2023. 

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