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Zaccheroni: “Il Giappone stupirà ancora”

L’ex tecnico rossonero esalta le qualità della nazionale nipponica

Attraverso un’intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, Alberto Zaccheroni ha parlato del Giappone. Ecco la riflessione dell’ex tecnico del Milan, che in passato ha allenato anche la nazionale nipponica:

Zaccheroni, il Giappone ha divertito parecchio. Lo sente un po’ suo anche questo successo sui tedeschi?

Mi fa molto piacere che a Tokyo ancora pensino a me, ma sono passati tanti anni, il successo è tutto loro. I perni della mia squadra non ci sono più. Il merito è della crescita del calcio giapponese. Hanno tecnica, velocità, resistenza: non è facile trovare tutte queste qualità messe insieme in un giocatore. Manca loro un po’ di personalità e autostima. Ecco, forse in questo c’entro qualcosa: sono riuscito a infonderla. Non solo abbiamo vinto la Coppa d’Asia, in amichevole abbiamo battuto l’Argentina di Messi, poi siamo andati a vincere in casa del Belgio, della Francia di Benzema e Giroud e con l’Olanda di Van Gaal abbiamo pareggiato 2-2. Quella era una grande squadra, abbiamo affrontato male solo la Coppa del Mondo, dove ci è mancata quell’autostima di cui parlavo prima. Ci siamo sciolti. Anche l’attuale nazionale ha grandi qualità, ma sembra più convinta dei propri mezzi”

Zaccheroni
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C’è ancora qualche giocatore della sua nidiata, però.

Sì, sì. Nagatomo, Yoshida, Sakai, Gonda, Gavashime e i portieri. Gonda, quello che con la Germania ha preso tutto, era il mio terzo. Non era così forte. Era giovane, giocava un po’ per la… fotografia. Ma non mi ha sorpreso la sua partita, perché aveva grandi qualità. È cresciuto tantissimo in personalità e professionismo. E poi c’è l’ex titolare che ora è il secondo”

Questo Giappone, Zaccheroni, può arrivare lontano o è stato un caso?

Mi devo ripetere. Dipende sempre dall’autostima, perché loro si scoraggiano facilmente. I mezzi li hanno: essendo veloci e resistenti, non è facile affrontarli. Se il rivale non chiude la partita e poi cala fisicamente, diventa dura per loro. Perché i giapponesi nel finale corrono come se fossero all’inizio. E fanno fatica a sbagliare un passaggio. Questo è successo contro la Germania”

Una squadra da applausi, i tifosi ancor di più: invece di correre fuori a festeggiare, hanno ripulito il settore dello stadio a fine partita…

È un popolo che ha l’educazione in testa. Anche i giocatori, che non si sentono superiori. Dovete vedere il loro spogliatoio: ci puoi mangiare per terra. Con me, a fine allenamento mettevano le magliette sudate una sopra l’altra, tutte piegate. Lo stesso coi calzettoni. Questo modo di essere si riflette anche nel gioco: sono corretti, fanno squadra, si aiutano tutti. Spero che continuino così e non perdano sicurezza, perché sanno giocare bene e giocano sempre in undici. E poi si applicano moltissimo: in allenamento giocano a mille. Da allenatore non mi sono mai divertito tanto nelle partitelle. Non fischieresti mai la fine, è uno spettacolo. Se alzano il livello di personalità possono competere ad alti livelli. Hanno solo un limite, quello fisico. Sono piccoli. Quando sono arrivato chiedevo se ci fosse un difensore centrale che fosse alto, almeno 1,80. Yoshida l’ho scovato da ragazzino. Mi hanno fatto il suo nome e io detto: bene, andiamo a prenderlo. Dalla Samp è passato al Southampton e allo Schalke. Poi è arrivato Tomiyasu, dal Bologna all’Arsenal. Poi c’è Minamino, passato dal Liverpool al Monaco. Insomma, l’unico problema è se siano o no davvero consapevoli della loro forza. Io li avevo spronati molto da quel punto di vista, e fino al Mondiale in Brasile c’ero riuscito”

Visto che sta studiando un sacco di partite per la Fifa, Zaccheroni, a parte i soliti noti cosa c’è da sottolineare?

Che non c’è solo il Giappone come calcio “alternativo”. Avete visto anche l’Arabia Saudita che ha la stessa resistenza del Giappone ed è anche più fisica. E poi l’Iran che ieri smaltita l’emozione e la delusione del debutto, ha giocato una gran partita col Galles. Ora il calcio non è più limitato a pochi Paesi, secondo me ci dobbiamo preparare a vedere questi exploit. Magari queste nazionali non hanno continuità di prestazione, ma sul piano tecnico sono salite tantissimo, grazie anche ai tecnici stranieri. Imparano in fretta. Le grandi non li devono mai sottovalutare. A un certo punto Rudiger, quando era in vantaggio, si è messo a scherzare sull’altezza con un giapponese, facendo le mosse del quattrocentista alzando le gambe. E poi ha pagato”

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